Paraphrases

Scheda Tecnica

Autore: Lucio Del Pezzo
Anno: 1980
Misure: 70 x 100 cm
Tipologia: dipinto
Materiale: tecnica mista su masonite
Provenienza: Opera donata dal Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate nel 1982


Codice di inventario:
352

Paraphrases

Lucio Del Pezzo

Paraphrases di Lucio Del Pezzo appare come un’opera ambigua ed enigmatica. Sovrapposti su differenti piani si notano un fondo verde brillante e grigio su cui è applicato un elemento in legno, una sorta di oggetto, un tavolino, inciso da una serie di segni geometrici. Il riferimento oggettuale, di lontana ascendenza neo-dada e Pop, è qui completamente risignificato, estrapolato al suo contesto usuale, quello della vita quotidiana, è qui riproposto come elemento geometrico di radice metafisica: una forma pura ed essenziale, archetipica. Gli elementi segnici, poi, amplificano questa dimensione primordiale, ma anche criptica ed alchemica, ponendo in primo piano uno dei tratti distintivi di tutta l’opera di Del Pezzo. In particolare Paraphrases appartiene ad un ciclo di lavori realizzati dall’artista tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta, presentati nel 1978 alla Galerie Bellechasse di Parigi e nel 1981 presso lo Studio Marconi. L’idea di “parafrasi”, intesa come differente modalità di espressione, è stata approfondita anche da Italo Calvino che nel 1978, in occasione della mostra parigina di Del Pezzo ha scritto: “Ci sono giorni in cui i segni parlano ai segni, si dicono cose diverse da quelle che noi gli vorremmo far dire […]. Cosa Dicono? Dicono se stessi, perché per loro non c’è differenza tra chi dice e ciò che è detto. Ma basta che due segni si rivolgano l’un all’altro e il loro dialogo dice cose che noi non potremmo mai fargli dire”. Oltre a questa componente metafisica, un altro importante aspetto del lavoro, ed altra caratteristica che contraddistingue la ricerca del maestro napoletano, riguarda il rapporto con i colori, gli elementi ludici e gioiosi del fare artistico, evidenti anche nell’opera in esame. In proposito Dorfles ha recentemente notato: “quell'aura di cupa melanconia, così spesso nascosta sotto la vernice sfavillante di molta fantasiosità partenopea, non dovrebbe mal essere trascurata, perché farà comprendere meglio la complessa natura del suo operare; che, partendo spesso dal frammento, dal dettaglio, dallo spunto ironico e sarcastico - vuol raggiungere – e raggiunge - una visione dei mondo dove fisica e metafisica s'intrecciano e si completano”. (AC)


Autore, Titolo, 1158