Tutto/niente

Scheda Tecnica

Autore: Chiara Dynys
Anno: 2004
Misure: 80 x 120 cm
Tipologia: installazione
Materiale: manifesti in carta su supporti metallici
Provenienza: Opera donata dal Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate nel 2007


Codice di inventario:
1192

Tutto/niente

Chiara Dynys

Tutto/niente è un’installazione composta da una serie di manifesti simili, per molti aspetti, a quelli pubblicitari: per il tipo di materiale impiegato, per l’utilizzo di una grafica semplice e dunque immediata e per la capacità di attirare l’attenzione dei passanti. A distinguere l’opera dalle insegne a cui siamo abituati è la scritta bianco/nera o bianco/rossa “Tutto” “Niente”, ispirata alla grafica del realismo socialista, che occupa tutto lo spazio visivo dei manifesti, innescando un meccanismo di straniamento che invita a porsi delle domande. Con tale procedimento, Chiara Dynys riproduce, risignificandolo, un segnale linguistico della nostra quotidianità. 

Durante il XXI-XXII Premio Gallarate dedicato all’arte pubblica, occasione per cui è stata realizzata l’opera, i manifesti costituivano una presenza insolita nella città: disposti con appositi supporti rigidi sui pali della luce di viale Milano e sulle banchine della stazione, questi cartelloni simil-pubblicitari intendevano insinuare un dubbio nei cittadini, una sorta di shock che l’artista definisce “soffice”, una distanza tra l’opera e la consuetudine del vedere. Per la scelta dei luoghi in cui erano installati, inoltre, la percezione dei manifesti risultava ripetuta e veloce, a volte difficile da percepire; con questo espediente Chiara Dynys realizzava un vero e proprio mimetismo dell’opera con l’ambiente. 

Attraverso mezzi e materiali eterogenei, l’artista pone sempre al centro del suo lavoro il contatto con l’osservatore, a volte trasformato in vero e proprio attore, coinvolto emotivamente e proiettato nello spazio della creazione. La Dynys ottimizza la capacità percettiva del pubblico ponendo al centro della riflessione intellettuale i rituali della società e le convenzioni linguistiche. La maggior parte delle sue opere, infatti, afferma Giorgio Verzotti, “ evoca una dimensione esperienziale dove il dato è sempre incerto nei suoi connotati costitutivi, è sempre un’apparenza insidiosa, l’oggetto di un inganno percettivo”. (LG)

 


Autore, Titolo, 1158