Passerella di gelsomini sul fiume perduto

Scheda Tecnica

Autore: Giuliano Mauri
Anno: 2004
Tipologia: installazione
Materiale: legno e piante di gelsomini
Provenienza: Opera donata dal Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate nel 2006


Codice di inventario:
1195

Passerella di gelsomini sul fiume perduto

Giuliano Mauri

Passerella di gelsomini sul fiume perduto è l’installazione creata da Giuliano Mauri in occasione della XXI-XXII Edizione del Premio Gallarate del 2004 dedicata all’arte pubblica. Il titolo, così poetico e narrativo, descrive perfettamente l’opera: si tratta di un ponte di legno e piante di gelsomini installati su una passerella già esistente sospesa sul fiume Arno, a Gallarate.

Il ponte sorge in un contesto urbano degradato dall’industrializzazione, ma un tempo, la zona fluviale doveva costituire un punto naturale di ritrovo per i gallaratesi. Ecco dunque che il lavoro di Mauri, rivalutando il luogo, innesca una moltitudine di significati e rimandi: innanzitutto agisce sul tempo e sulla memoria, restituendo, almeno nelle intenzioni estetiche, un aspetto naturale al paesaggio, destinato ad aumentare e modificarsi nel tempo. E’ previsto infatti che le piante crescano, germoglino e ricoprano la struttura di fiori di gelsomino, seguendo il ritmo delle stagioni. Il ponte poi, oltre a dialogare con l’ambiente in cui sorge, è destinato all’interazione con il pubblico in modo armonico e delicato. Dice l’artista in proposito: “le mie opere sono così: accolgono chiunque le percorra”.

Tutta l’opera di Giuliano Mauri consiste in interventi sul paesaggio per mezzo di installazioni di materiali naturali come legni robusti, fango, corde, preferendo quelli reperibili sul luogo dell’intervento; questo rende il lavoro dell’artista per nulla invasivo e diretto alla valorizzazione naturale e spirituale del sito in questione. Come afferma egli stesso: “mi piace pensare di pormi in relazione con la vicenda naturale, senza arrecare offesa, senza cercare di prevaricarne il corso: il mio sogno è quello di stabilire un colloquio, non di vantare un gesto. Il dialogo con la terra, il fiume e i vegetali mi accomuna nella volontà di crescere, di tendere a un cielo non più lontano, bensì fisicamente immanente”. (LG)

 


Autore, Titolo, 1158