Tavola rotonda Reticolarità e policentrismo: periferie e centri ​

In OCCASIONE DI FILOSOFARTI 2016
il MA*GA ospita,
il 22 Febbraio alle ore 20.30:

Tavola rotonda
Reticolarità e policentrismo: periferie e centri


Moderatore: prof.ssa EMANUELA CASTI (Università Bergamo)
Interventi di:
ALESSANDRA GHISALBERTI (progetto RIFO Università di Bergamo);
MARCO ERMENTINI, architetto, Tutor del gruppo di lavoro G124 del senatore Renzo Piano;
FILIPPO MINELLI artista;
CARLO MORETTI architetto.
A cura dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della provincia di Varese

Il rapporto centro-periferia: Questa è la sfida dei prossimi decenni. Le periferie diventeranno o no parte della città? O la città tenderà alla loro fagocitazione nella spersonalizzazione del luogo? Rappresentano «la bellezza che ancora non c’è»: sono le periferie, secondo Renzo Piano. Come lo scultore vede nel blocco di pietra la statua che vi caverà, così il senatore a vita vede luoghi di possibile rinascita nei lembi di città usualmente associati all’idea di abbandono. L’idea cui ha dato vita si chiama “G124”: la sigla dell’ufficio assegnatogli in Senato, che ha trasformato in bottega di progettazione, con carte, grafici e disegni alle pareti e, nel mezzo, un grande tavolo rotondo di grezzo compensato. Se le periferie «sono sempre state abbinate ad aggettivi denigranti – spiega –renderli luoghi felici e fecondi è il disegno che ho in mente. (…) Lo scopo è “ricucire” il tessuto urbano sfilacciato ai margini: un grande progetto composto da micro interventi non solo di carattere architettonico. Si tratta, insiste Piano, di «innescare la rigenerazione anche attraverso mestieri nuovi, microimprese, start-up, cantieri leggeri e diffusi, creando così nuova occupazione». Come dice Renzo Piano: «Si tratta solo di scintille, che però stimolano l’orgoglio di chi ci vive. Perché, come scriveva Italo Calvino “ci sono framnenti di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici”. Questi frammenti vanno scovati e valorizzati. Ci vuole l’amore, fosse pure sotto forma di rabbia. Ci vuole l’identità, ci vuole l’orgoglio della periferia».